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Impiego delle biomasse legnose e conservazione dei boschi

A Roma, nell’ambito della annuale conferenza sulla efficienza energetica, si è svolto un convegno, organizzato da Coldiretti e dall’associazione Amici della Terra, dedicato alla filiera bosco-legno-energia, intitolato significativamente Custodi del bosco in relazione al ruolo che il mondo rurale, in particolare le aziende forestali, possono avere in una pianificazione energetica regionale adeguata alle risorse del territorio e rispettosa delle sue caratteristiche.

Nel discorso più generale dello sviluppo delle fonti rinnovabili, infatti, occorre porre una attenzione particolare al contributo dell’energia termica, anche con l’obiettivo di rimuovere alcune criticità che sono emerse nel diverso ambito delle fonti di produzione dell’energia elettrica, dalla determinazione degli incentivi, alla localizzazione degli impianti, all’effettiva efficienza energetica degli interventi, al rispetto del paesaggio.

Nel prendere atto del ritardo accumulato rispetto al settore elettrico, va evidenziato come Il fattore più rilevante dello sviluppo del settore termico risieda proprio nel fatto che si tratta di una energia a misura di territorio. Le filiere da sviluppare e premiare, quindi, non possono che essere corte e territoriali. In questo senso è evidente come, in termini di risorsa principale, si debba partire dal bosco.

In Italia, tra l’altro, scontiamo un grande paradosso in questo senso, visto che, pur configurandoci come un paese dalla consistente superficie boscata (il dato forestale complessivo è di circa 11 milioni di ha), siamo i primi importatori mondiali di legna da ardere (954.000 m3 nel 2009 - fonte Fao) e i quarti di cippato e di scarti legno (1.417.000 m3 nel 2009 – fonte Fao)*.

Se allo scenario aggiungiamo l’elevato livello del consumo residenziale di legna da ardere (che attualmente sfugge alla contabilizzazione ai fini del raggiungimento degli obiettivi energetici, ma che, confrontando diverse fonti, sembra attestarsi tra i 15 e i 20 milioni di tonnellate all’anno), appare evidente l’importanza di rilanciare la gestione dei boschi che, oltre alle note valenze territoriali, sociali e paesaggistiche, potrebbero contribuire in modo decisivo anche al raggiungimento degli obiettivi del Piano d’Azione Nazionale al 2020 (secondo il quale le biomasse, tra le quali spicca il ruolo dei prodotti legnosi, dovranno coprire il 44% dei consumi di fonti rinnovabili e il 58% dei consumi di calore totale), fornendo biomassa ottenuta con metodi sostenibili (sia nella produzione che nel taglio) nell’ambito di una filiera sostenibile anche nelle modalità di trasformazione energetica (caldaie moderne ed efficienti).

Il convegno del 30 maggio ha costituito l’occasione per un approfondimento di questi temi, coinvolgendo, nella mattinata, esperti nazionali e rappresentanti istituzionali, per poi dare spazio, nel pomeriggio, agli operatori di settore. Da segnalare anche una dimostrazione intitolata “Gli uomini neri colorano Roma”, svoltasi nel cortile del Centro Congressi a cura dell’Anfus (L’associazione Nazionale Fumisti e Spazzacamini) che ha messo in evidenza l’importanza delle buone pratiche di manutenzione dei camini e delle canne fumarie.

Nell’ambito dei lavori del convegno, Coldiretti ha ribadito come la promozione efficiente e sostenibile della biomassa legnosa sia importante, specie se viene sviluppata secondo una logica di filiera corta, sia per il raggiungimento degli obiettivi europei al 2020, sia come leva per consolidare il ruolo di tutela attiva del boschi (lotta agli incendi, prevenzione di frane e alluvioni, ecc.). Nella sessione mattutina del convegno si segnala, tra l’altro, la partecipazione di Guido Bortoni (Autorità per l’Energia Elettrica e Gas), Tommaso Franci (Amici della Terra), Roberto Jodice (Cortea), Costantino Lato (Gse), Stefano Cilli (Mipaaf), oltre che dell’assessore all’agricoltura della Regione Puglia, Dario Stefàno.

Il pomeriggio, a seguire della relazione introduttiva a cura di Gabriele Calliari (Federforeste), si sono alternati numerosi interventi di operatori specializzati, con una predominanza di contributi relativi ad esempi applicativi di tecnologie particolarmente adatte alla scala agricola (dimensioni degli impianti ridotte e operanti nell’ambito di iniziative di filiera corta).