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La struttura del legno

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L’albero, sviluppandosi, cresce di diametro deponendo tra la corteccia e il vecchio legno un nuovo strato, di norma uno all’anno. Tagliando trasversalmente l’albero possiamo notare una serie di anelli concentrici e calcolare, quantomeno approssimativamente, l’età della pianta. La demarcazione tra i vari anelli è diversa tra i vari tipi di pianta, ad esempio nei legni molto porosi la parte più interna dell’anello, cresciuta più velocemente in epoca primaverile, è più chiara mentre la parte tardiva è più scura.
 Un giovane albero cresce più velocemente quando vengono abbattuti molti alberi circostanti creando anelli più larghi, questo legno, definito di “seconda crescita” è più resistente.
 Sezionando un tronco possiamo distinguere sei zone diverse, vediamole partendo dall’esterno.
La corteccia è per il tronco una sorta di guscio, serve per proteggere le parti vitali della pianta (la corteccia è fisiologicamente morta) dagli agenti esterni.
Il libro è uno strato che contiene i vasi che permettono la circolazione della linfa conducendo il nutrimento.
Il cambio è uno strato sottile di tessuto dal quale ogni anno si formano gli anelli di accrescimento.
L’alburno è il nuovo anello in formazione. L’alburno fresco è sempre molto chiaro, a volte quasi bianco e contiene le cellule dell’albero in crescita: tutto il legno è stato alburno. La sua funzione è quella di trasportare l’acqua dalle radici sino alle foglie, e più la chioma dell’albero è folta, maggiore è il volume dell’alburno necessario; per questo, come dicevamo prima, gli alberi che crescono in spazi aperti (e quindi hanno più luce per le foglie) hanno l’anello dell’alburno più ampio rispetto a quelli che crescono in una fitta foresta. Man mano che l’albero cresce e aumenta di diametro, la parte più interna cessa di funzionare perché le cellule muoiono andando a creare il durame. Con gli anni la crescita dell’albero rallenta, e quindi lo spessore degli anelli esterni diminuisce.
Il durame è la parte più interna, più scuro e più resistente dell’alburno (che di anno in anno diventa, a sua volta, durame), è anche la parte commercialmente più pregiata perchè essendo la parte più vecchia della pianta è più stabile e meno soggetta all’attacco di parassiti.
La parte centrale del tronco è il midollo ed è generalmente molto simile al durame, sebbene spesso più spugnosa.
Con la crescita dell’albero i rami più vecchi muoiono e cadono. La crescita e la corteccia tendono a coprire i nodi dai quali questi rami partivano, ma all’interno i nodi rimangono. L’alburno, essendo la parte più recente del tronco ha meno nodi del durame. Quindi anche se il durame è da preferirsi per le sue qualità di durevolezza, la quasi mancanza di nodi può far scegliere di utilizzare l’alburno per quelle lavorazioni laddove i nodi siano considerati un difetto.

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Autore: ADVidea
Illustrazione: ADVidea
Metaredazione: P4F studio
Editore: BBN