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Il tarlo asiatico minaccia l'Italia

Parassita di origine asiatica all'attacco dei boschi di latifoglie.
Il tarlo cinese sta diventando un problema, bisogna saperne di più.
Il tarlo cinese (Anoplophora spp) è un coleottero cerambicide originario della Cina, Corea, Malesia e Vietnam che accidentalmente è stato introdotto dal continente asiatico, probabilmente con l’importazione piantine di bonsai, in alcuni Paesi del continente americano (USA e Canada) e dell’Europa. Tale insetto parassita è stato ormai avvistato in Austria, Francia, Germania, Olanda, Regno Unito e dal 2000 anche in Italia.
Per contrastare la diffusione di questo insetto sul territorio nazionale è stato emanato il Decreto Ministeriale per la lotta obbligatoria (DM 9/11/2007). Nel 2007 è stato individuato per la prima volta un focolaio di Anoplophora nel Comune di Roma. Per questo è stato definito il “Progetto Eran” finalizzato al monitoraggio dei focolai, alle ricerche bioecologiche ed al controllo dell’infestazione nel Lazio. Inoltre la Regione Lazioi ha predisposto la Determinazione dirigenziale n. C0931 del 22/04/2009 in attuazione del DM 9/11/2007 e successivamente la Determinazione dirigenziale n. C3602 del 23/12/2009 ad integrazione delle misure fitosanitarie nella “zona infestata” del Comune di Roma.

Per saperne di più su questo xilofago e sulle disposizioni di lotta si riportano una nota dell’Università di Padova e la Determinazione dirigenziale n. C3602 del 23/12 2009 (Vedere Allegato DETERMINAZIONE N C3602.doc 37 Kb).

Anoplophora spp. (Coleoptera Cerambycidae)
Cerambicidi asiatici
Gli insetti del genere Anoplophora sono coleotteri originari del Continente asiatico. Sono xilofagi caratterizzati da spiccata polifagia; le larve, infatti, si nutrono a spese di numerose specie arboree ed arbustive interessando arboreti da frutto e da legno, boschi di latifoglie e piante ornamentali. Gli adulti, invece, si nutrono di cortecce fresche, piccioli e foglie. Dopo il 2000 queste specie son state rinvenute in Europa. L ’introduzione in Italia sembra probabilmente legata all’importazione di materiale vegetale infestato, in particolare piante di bonsai. Considerati gli elevati rischi di introduzione nel Territorio dell’Unione europea, la gravità dei possibili danni e la difficoltà di lotta, vengono fatte rientrare nel novero degli organismi da quarantena le specie: Anoplophora chinensis, A. malasiaca e A. glabripennis.

Descrizione e ciclo: Anoplophora chinensis e A. glabripennis sono morfologicamente simili. Gli adulti, di colore bruno - lucente con circa venti macchie irregolari, bianche sulle elitre, si possono distinguere morfologicamente esaminando la parte anteriore delle elitre che in A. chinensis è granulosa, dovuta a più file di fini tubercoli che sono, invece, assenti in A. glabripennis.

L’intero ciclo, da uovo ad adulto, può compiersi in 1 o 2 anni a seconda di fattori ambientali ed alimentari. Gli adulti sfarfallano in primavera. Le due specie possono essere distinte in base alla posizione dei siti di ovideposizione, dei fori di sfarfallamento circolari di 6-20 mm di diametro e delle gallerie di alimentazione, da cui fuoriesce rosura. Dalle tasche di ovideposizione, per il periodo che va dalla schiusura dell’uovo fino ai primi scavi della giovane larva, si ha l'emissione di linfa a causa del danneggiamento dei vasi di trasporto; queste ferite possono costituire punto di entrata per parassiti secondari.

Anoplophora glabripennis: gli adulti sfarfallano dalle gallerie scavate nel fusto. I siti di ovideposizione preferiti sono la parte distale dei tronchi e le branche principali, dove la corteccia è più liscia. In piante indebolite da reiterati attacchi, invece, le uova vengono deposte su tutta la lunghezza del tronco e sulle radici affioranti dal suolo. Dopo circa due settimane le uova si schiudono e le larve iniziano a scavare le gallerie nel fusto, dapprima sottocorticali e successivamente più profonde, all’interno delle quali trascorreranno il periodo autunno - invernale; fino al secondo stadio, infatti, le larve si nutrono a spese dei tessuti floematici, dal terzo al quarto stadio si approfondiscono, progressivamente, all’interno dei tessuti legnosi. L’impupamento avviene in una camera sottocorticale.

Anoplophora chinensis: gli adulti una volta sfarfallati vivono tra le chiome delle piante ospiti, per poi spostarsi sulla la parte basale del fusto dove ha luogo l’ovideposizione. Le uova vengono singolarmente collocate nelle tasche ricavate in prossimità del colletto della pianta nei tratti nascosti dalla lettiera o da erbe, oppure sulle radici affioranti. Le larve scavano delle gallerie di alimentazione che prevalentemente interessano la parte basale del fusto e le grosse radici. Raggiunta la maturità la larva si impupa e la metamorfosi avviene in una camera ricurva che si allunga verso la zona corticale dalla quale, attraverso orifizi circolari di 15 – 20 mm di diametro, emergono gli adulti. I fori di sfarfallamento si rinvengono in vicinanza dei punti di ovideposizione e quindi al colletto della pianta e meno frequentemente sul fusto, su grosse radici affioranti o sul suolo soprastante le radici sotto-superficiali.

Piante ospiti: Polifagi su svariate latifoglie, tra cui Pioppi (Populus), Salici (Salix), Olmi (Ulmus), Aceri (Acer), Ippocastani (Aesculus), Betulle (Betula), Ontani (Alnus), Platani (Platanus), Frassini (Fraxinus), Robinia e svariati fruttiferi (Malus, Prunus, Pyrus, Cytrus).

Danni e importanza: questi cerambicidi possono attaccare tanto piante indebolite quanto soggetti in pieno vigore vegetativo e questo fatto li rende ulteriormente temibili. Un albero colpito, a seconda delle dimensioni e del numero di generazioni ospitate, può presentare sintomi di indebolimento, con ingiallimento precoce del fogliame e rallentamento della crescita, fino all’esito letale. La presenza di gallerie di alimentazione in seno alle branche principali compromette la stabilità statica dei palchi, o dell’intera pianta quando è la zona del colletto ad essere minata. Si diffondono attraverso gli scambi commerciali, con il materiale di imballaggio per il quale si impiega legno non trattato proveniente dai Paesi dell’Asia orientale e attraverso l’introduzione di vegetali vivi, particolarmente piante di bonsai. Possono essere trasportati come uova, larve o pupe. Al fine di evitare introduzioni accidentali, le ricerche dovranno concentrarsi nei punti di ingresso del materiale che veicola i parassiti e nelle zone di traffico commerciale e industriale dove si movimentano grandi volumi di prodotti con elevata frequenza degli arrivi.

Controllo: la lotta obbligatoria contro Anoplophora chinensis è regolamentata su tutto il territorio nazionale dal Decreto Ministeriale 9 novembre 2007 "Disposizioni sulla lotta obbligatoria contro il cerambicide asiatico Anoplophora chinensis (Thompson)" pubblicato sulla G.U. n. 40 del 16/02/2008.

Fonte: ARDAF
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